Flop ten del decennio

31.08.2020

Come primo contenuto nel blog ho voluto celebrare i dieci giochi più rappresentativi per me nel decennio appena trascorso.

Nelle classifiche ho parlato spesso dei giochi che mi hanno colpito maggiormente, ma in questo caso dopo diversi mesi ho deciso di pubblicare la mia personale flop ten del decennio.

Ho deciso di non fare una classifica numerata, le delusioni spesso sono diverse e non rispecchiano la qualità del gioco, ma piuttosto la mia delusione personale.

In alcuni casi ho inserito nella classifica giochi che reputo brutti, mentre in altri giochi che nutrivo aspettative prima dell'uscita e mi hanno sostanzialmente deluso. Non vedrete in classifica The Quiet Man, Fallout 76 e Anthem, semplicemente perchè non li ho giocati.

Prima di passare alla flop ten del decennio, ci tengo a precisare che ho preso in considerazione tutti giochi usciti tra il 2010 e il 2019, quindi ovviamente non saranno presenti titoli usciti quest'anno sul mercato.

Ryse Son Of Rome (2013)

Ryse Son Of Rome fu uno dei titoli di lancio esclusivi di Xbox One, un titolo che aveva il compito di mostrare i muscoli della console Microsoft.

 Il gioco di Crytek è probabilmente il gioco più spaccamascella del primo anno di vita di PlayStation 4 e Xbox One.

Tuttavia, seppur non reputo Ryse Son of Rome un gioco brutto, l'ho trovato abbastanza deludente.

Il combat system è insufficiente, complice anche lo sviluppo travagliato del gioco in cui inizialmente prevedeva l'uso esclusivo del Kinect.

Ryse soffre di una poca fluidità nel gameplay e di un combat system che raramente riesce a essere piacevole, complice anche un sistema di combo non particolarmente vario, anche quando si avanza nell'avventura.

Dal punto di vista narrativo Ryse Son of Rome non è così mediocre, ma si poteva fare molto di più, con colpi di scena abbastanza telefonati e mai troppo incisivi.

Nella prospettiva di essere un titolo di lancio non era sicuramente un gioco mediocre, ma in quelle 8 ore necessarie per completare l'avventura raramente sono riuscito a trovare un grande coinvolgimento sia sul fronte del gameplay che narrativo.

Ovviamente un plauso va fatto al comparto grafico che ancora oggi non sfigura e all'aggiunta del multiplayer per rendere l'esperienza più longeva, ma non bastano questi aspetti per non reputare Ryse Son of Rome un gioco deludente.

Heavy Rain (2010)

Heavy Rain è probabilmente il titolo con la media voti su Metacritic più alta tra questi dieci giochi.

Ho trovato Beyond Two Souls e Detroit Become Human due ottimi giochi nel genere degli interactive drama, anche se non riescono a raggiungere la qualità del primo Life is Strange.

Purtroppo Heavy Rain non lo reputo alla pari dei due successivi giochi di Cage e l'ho trovato abbastanza deludente per vari motivi.

Le premesse della trama di Heavy Rain erano comunque interessanti, ma ho trovato la narrativa del titolo scadente.

Probabilmente uno dei motivi è dovuto all'effetto sovrannaturale inizialmente previsto all'interno del gioco e poi rimosso pochi mesi prima del lancio.

Inoltre, nonostante sia un genere in cui il gameplay ha un peso minore rispetto alla narrativa, ho trovato i comandi eccessivamente scomodi, poi puntualmente sistemati sulle successive opere di David Cage.

Ogni azione da compiere in Heavy Rain non risulta mai intuitiva e non idonea a un titolo rilasciato nel 2010.

Tuttavia, non posso valutare il titolo come un gioco brutto, la trama riesce comunque a coinvolgere e anche la recitazione risulta di buon livello, purtroppo ad annacquare il tutto ci sono alcune scelte narrative forzate e un gameplay insufficiente.

Mafia 3 (2016)

Mafia 3 è stato un titolo deludente sotto diversi aspetti, come ho già scritto nella recensione.

Siamo di fronte ad una delle serie più apprezzate nel mondo dei videogiochi, ma in questo caso la qualità del terzo capitolo è lontana da quella dei predecessori.

La trama seppur interessante, risulta troppo diluita a causa da una struttura delle missioni eccessivamente ripetitiva e il gameplay ha diversi difetti, dall'intelligenza artificiale fino a uno shooting non soddisfacente.

Inoltre, nel 2016 venivano rilasciati sul mercato Watch Dogs 2 e tre anni prima il grande successo di Grand Theft Auto V, due titoli che appartengono al filone degli open world in cui il gameplay è più riuscito rispetto al titolo di Hangar 13.

In Mafia 3 rimane comunque un'ottima caratterizzazione dei personaggi, ma complice le aspettative per una serie molto importante lo trovo un titolo deludente e ho deciso di inserirlo nella flop ten del decennio.

Far Cry Primal (2016)

Sempre nel 2016 arrivava sul mercato Far Cry Primal: spin-off dello sparatutto in soggettiva di Ubisoft.

Come avete potuto notare nelle varie classifiche, nel 2012 assegnai il Game of the Year a Far Cry 3, finora il capitolo che reputo il migliore del franchise.

In Far Cry Primal, siamo nel periodo dell' età della Pietra e quindi non saranno presenti le armi da fuoco, ma solamente un arco e uno stealth non cosi ben riuscito.

Per quanto la scelta sia coerente, a soffrirne è il gameplay che offre meno varianti e possibilità rispetto alla serie principale.

Tuttavia i punti dolenti della produzione sono la trama principale e in generale le attività nel mondo di gioco che tendono ad essere troppo simili e poco stimolanti.

Ho trovato comunque il mondo di gioco affascinante e un'ottima ricostruzione del periodo preistorico, ma non è abbastanza e risulta al di sotto degli standard del franchise Ubisoft.

Man of Medan (2019)

Man of Medan è il primo gioco della serie chiamata Dark Pictures Anthology, sviluppato da Supermassive Games, autori di Until Dawn.

Il titolo non riesce a spiccare e l'ho trovato decisamente sottotono, a causa di personaggi stereotipati e poco interessanti, oltre ad un abuso dell'effetto jumpscare sempre abbastanza telefonato e mai terrificante.

L'impressione è che se in Until Dawn la trama riusciva a coinvolgere, nonostante la natura da B-Movie, così non è in Man of Medan.

A differenza dei classici interactive drama, questo stile adottato da Supermassive non suscita lo stesso impatto e spesso si regge sull'effetto jumpscare pubblicizzato dalle live degli streamer su Twitch.

Ci sono anche degli aspetti interessanti come la possibilità di giocare il titolo in cooperativa con gli amici, ma rimane un gioco che mi ha fortemente deluso.

Just Cause 3 (2015)

Non ho avuto modo di approfondire Just Cause 4, titolo molto criticato dalle varie recensioni, quindi probabilmente potrebbe essere un gioco meno riuscito del predecessore, che ho deciso di inserire tra le delusioni del decennio.

Just Cause 3 è sicuramente un titolo che punta più a intrattenere con il gameplay, piuttosto che con la narrativa.

Tuttavia, il principale difetto della produzione è l'eccessiva ripetitività dopo poche ore di gioco. Ci sono altri casi di titoli impostati in una maniera simile, ma che ho trovato decisamente superiori e riescono a disinnescare meglio il fattore ripetitività: basta pensare a Sunset Overdrive.

Inoltre a peccare è anche l'ottimizzazione su console, sia a causa di cali di frame rate che un comparto grafico sottotono.

Sicuramente non è un titolo che punta sulla narrativa, ma la trama risulta banale e in generale poco coinvolgente per l'intera avventura.

Just Cause 3 non è un gioco brutto, ma fa di tutto per non sforzarsi di proporre situazioni più diversificate durante l'avventura e per questi motivi l'ho inserito in questa flop ten del decennio.

For Honor (2017)

For Honor non era esattamente il gioco che attendevo di più nella line-up di Ubisoft di questi anni, ma è stato tra quelli che mi ha maggiormente deluso tra quelli dell'azienda francese.

Nonostante For Honor non si pone l'obiettivo di essere un titolo single-player, la campagna funge solamente da tutorial, essendo molto breve e senza una particolare caratterizzazione dei personaggi.

Inoltre è molto complesso l'approccio al sistema di combattimento, specialmente in un titolo che punta sull'esperienza multiplayer.

Il gameplay risulta comunque tecnico e l'aspetto più riuscito della produzione, ma ha le sue pecche e non è ben rifinito nei casi in cui dovremo affrontare più nemici.

Le basi c'erano per fare meglio e mi sarei aspettato di più da una produzione Ubisoft, anche in questo caso non si parla di un gioco brutto, ma rimane un mezzo palso dal mio punto di vista.

Need for Speed (2015)

Need for Speed è una delle serie più importanti nel genere dei racing a mondo aperto, purtroppo negli anni ha perso quella qualità e tra i capitoli della decade ho avuto l'occasione di giocare solamente il titolo rilasciato nel 2015.

Introdurre una narrativa banale e stereotipata in un racing lo trovo controproducente e abbassa in generale la qualità del prodotto, questo è proprio il caso di Need For Speed.

Non sono arrivato all'endgame di gioco ma ho accumulato abbastanza ore per poter giudicare il prodotto finale (oltre la decina) e reputo il titolo poco vario con una mappa piccola e mal sfruttata.

L'aspetto tecnico per il periodo di uscita era soddisfacente, ma la qualità generale della serie e del titolo in questione si è abbassata notevolmente e attualmente non trovo validi motivi per acquistare un nuovo titolo del franchise, in un genere che comunque offre diverse possibilità: dai simulativi più severi come Assetto Corsa, ai simarcade come Forza Motorsport 7 e GT Sport, fino ad arrivare ai racing-arcade come la serie Forza Horizon.

Vampyr (2018)

Dopo il primo Life is Strange nutro una grande aspettativa per ogni prodotto di Dontnod che viene lanciato sul mercato, così è stato anche per Vampyr, action GDR del team francese.

Le maggiori critiche che pongo al titolo sono sull'aspetto ludico e non sulla narrativa che riesce comunque ad intrattenere, grazie a dei dialoghi mai banali e ben scritti.

Il concept seppur visto in diversi giochi è interessante, purtroppo a rendere l'esperienza poco godibile è il combat system.

Il sistema di combattimento soffre di un'eccessiva legnosità, a causa delle animazioni mai piacevoli del protagonista, non riuscendo mai ad entusiasmare sotto il profilo del gameplay.

Inoltre se è vero che il sistema di scelte morali è interessante, il gioco risulta eccessivamente punitivo nel momento in cui decidiamo di avere un approccio pacifista.

In sostanza mi aspettavo molto di più da Dontnod, che continua a intrattenermi maggiormente quando produce titoli nel genere degli interactive drama.

Crackdown 3 (2019)

Crackdown 3 doveva essere cancellato da Microsoft, è evidente come i problemi nello sviluppo hanno inficiato sulla qualità finale, ma l'azienda di Redmond dopo  Fable e Scalebound ha deciso di non cancellare un altro prodotto.

Parliamoci chiaro, Crackdown 3 sarebbe stato un titolo al di sotto a livello tecnico anche nella generazione passata, ma la delusione rimane nelle promesse non mantenute, come la distruttibilità ambientale  pubblicizzata nel periodo pre-lancio.

Ho giocato diverse ore al titolo, ma ho deciso di non completarlo, non meritava più il mio tempo e ho visto tutto ciò che era necessario per poterlo valutare, a partire da un'eccessiva ripetitività delle attività da svolgere e una narrativa appena accennata.

Crackdown 3 potrebbe comunque intrattenere una fetta di utenza vicina a questo genere, ma per le mie esigenze da videogiocatore è un prodotto insufficiente, spero in futuro di non vedere più titoli lanciati sul mercato in questo stato.

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